Vediamoci a Roma.

Siamo giovani impegnati nella militanza politica, nell’associazionismo, amministratori eletti in tutto il Paese.

Crediamo sia tempo di mettersi in gioco subito e insieme per aprire una discussione radicale sulla funzione del Partito Democratico e sul suo futuro: una comunità che è casa nostra e che vogliamo continui ad esserlo.

Oggi il Pd deve cambiare prima che sia troppo tardi.

È necessario discutere con coraggio di come attrarre nuove energie, di come farle contare davvero, di come dare risposte alla domanda di partecipazione e rappresentanza delle generazioni più giovani.

Generazioni che oggi vivono nel Pd come nella società una solitudine e un isolamento che non hanno ragione di esistere e non possono più essere tollerati.

Pochi giorni fa alcuni di noi si sono autoconvocati a Roma, in una sala dell’Associazione Centofiori. Eravamo tante e tanti, oltre le appartenenze di ciascuno.

Al centro abbiamo posto una domanda che ci riguarda tutti: in questi tempi così carichi di odio cosa possiamo fare, adesso, per il Partito Democratico? Cosa possiamo fare, noi, per organizzare una risposta forte, che coinvolga persone e che torni ad accendere una speranza?

Abbiamo scoperto una forte sensibilità comune, e abbiamo deciso di lanciare una sfida collettiva ed ambiziosa: chiamare a raccolta da tutta Italia una generazione che nel Partito Democratico è già protagonista e si impegna ogni giorno, ma che allo stesso tempo si sente confinata in dinamiche locali e non sempre connessa in rete, spesso senza la possibilità di fare squadra per obiettivi comuni.

Conosciamoci e mettiamo insieme le nostre forze, mobilitiamoci per spingere il Partito verso l’unità e il cambiamento.

Vediamoci a Roma sabato 10 novembre al Teatro Piccolo Eliseo in Via Nazionale per far sentire la nostra voce aldilà delle divisioni di corrente e prima che si accenda lo scontro congressuale. Decidiamo insieme quale può e deve essere il nostro contributo, senza escludere nessuna possibilità.

Proponiamo un’intera giornata di discussione su alcuni punti fondamentali, facendo precedere all’incontro plenario dei gruppi di lavoro tematici durante la mattinata.

Questi gruppi e l’assemblea pubblica sono aperti a tutti quelli che vogliono partecipare, portare le loro idee, contribuire a rendere forte la nostra voce.

 

FAR DECIDERE CHI SI IMPEGNA, OLTRE IL VERTICISMO LA PARTECIPAZIONE.

Oggi nel Partito Democratico gli iscritti contano davvero troppo poco, per non dire nulla. Vale anche per i segretari di circolo e quelli provinciali. Lo scollamento con le dinamiche nazionali è enorme e la possibilità di incidere è minima.

È una dinamica sbagliata che fa perdere energie, passioni e crea un muro che mette in discussione il senso stesso dell’impegno. Urge restituire una piena e nuova titolarità sulle decisioni e sulla definizione della linea politica a chi, in ogni territorio, decide di partecipare con continuità, facendo sacrifici, donando tempo e passione in maniera volontaria.

Dal referendum degli iscritti previsto e mai fatto, fino alle alleanze e le scelte strategiche decise nei salotti televisivi, passando per le liste dei candidati scelte in una stanza a Roma tra pochi intimi con scarsissimo coinvolgimento dei territori: tutte cose che non vogliamo più vedere.

Come prevedere forme permanenti di consultazione di iscritti e dei dirigenti locali?

Come valorizzare e coinvolgere i nostri simpatizzanti dei quali abbiamo raccolto negli anni dati, indirizzi, orientamenti senza farne quasi nulla?

Come rivedere i meccanismi di scelta delle candidature spostando il baricentro sul territorio, con processi realmente democratici?

Come assumere insieme le scelte decisive senza calarle sulla testa dei livelli locali senza chiedere nulla?

Come aprire i luoghi di decisione nazionale a chi quotidianamente ha la responsabilità di opporsi alle destre, mantenendo dinamici e attivi anche i circoli e le federazioni?

APRIRE IL PD PER RIFONDARLO. SPALANCARE LA PORTA A TUTTE LE ENERGIE.

Troppo spesso ci siamo mostrati chiusi ed ermetici a chi voleva dare una mano e questo mentre cresce nel Paese una cultura nemica del dialogo sociale, del rapporto coi corpi intermedi e con le associazioni.

Eppure, abbiamo bisogno come l’aria di nuove passioni e nuove proposte.

Da Lodi a Riace il paese pullula di reti che non si piegano a una deriva che comprime i diritti e gli spazi di partecipazione, ignorare questa ricchezza è un delitto che ci chiude in recinti stretti e angusti.

Come reintegrare nel nostro agire in maniera forte le rappresentanze sociali, del lavoro, degli studenti, del mondo intellettuale, del volontariato?

Come dare anche a loro piena cittadinanza nei luoghi in cui decidiamo, studiando anche i modelli esistenti in altre forze politiche e paesi del mondo?

SPOSTARE RISORSE SUI TERRITORI, NON SOFFOCARE LE BUONE PRATICHE.

Con l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti si è fatto un grande regalo ai soggetti che si finanziano sponsorizzando click sulle fake news o con grandi investitori privati.

Le nostre sedi sui territori abbassano le serrande e la politica diventa lusso per chi se la può permettere.

Come rimediare oggi a una situazione dove la politica sembra sempre più inaccessibile per chi non ha risorse?

Come riattivare percorsi di formazione che rilancino anche la partecipazione dal basso?

Dopo tante promesse mai onorate, come redistribuire da subito nelle federazioni le risorse del 2xmille oggi tutte concentrate sul livello nazionale?

COMUNICARE BENE, PER NON ARRENDERSI ALLA BARBARIE.

La politica per molti sembra diventata uno show vuoto che mira alla distruzione delle altrui idee. Senza contraddittori, senza confronti, spesso senza idee. Vengono veicolati messaggi violenti e intrisi di odio. Grida al posto di ragionamenti.

Le paure al posto delle proposte per superarle.

Come comunicare senza cedere sui propri valori e senza svilire la complessità dei problemi nell’era della semplificazione e della velocità?

Come farsi capire da tutti costruendo messaggi nuovi da diffondere insieme ad ogni livello?

L’AUTONOMIA DI UNA GENERAZIONE, UNA BATTAGLIA NELLE NOSTRE MANI.

Molti giovani italiani si sentono distanti dalla politica e abbandonati dalle istituzioni: una via d’uscita l’hanno cercata in alcune forze da cui oggi si sentono in molti già delusi.

Tutta la politica italiana, d’altronde, non vede fino in fondo l’urgenza di affrontare la grande questione generazionale che pesa in modo drammatico sul futuro dell’Italia, impedendo a tanti giovani di realizzare le proprie aspettative di vita.

Crediamo fortemente che il PD non riuscirà a ristabilire dialogo e fiducia nel Paese se non metterà le esigenze delle giovani generazioni maggiormente al centro della nostra proposta politica.

Come coinvolgere ancora una generazione su una battaglia di autonomia che la riguarda?

Come ricostruire fiducia dando forza, da sinistra, a un impegno, oggi dai banchi dell’opposizione in Italia, ma anche dai Comuni, dalle Regioni, dall’Europa, per garantire una molto maggiore indipendenza m dei giovani italiani dalle famiglie di provenienza, dal contesto sociale d’origine, per “uscire di casa” e farsi un proprio un nucleo familiare, guadagnando la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita?

È TEMPO DI UNA NUOVA “GIOVANE EUROPA”.

In un mondo dove Stati Uniti, Cina, Russia si dividono e si contendono le sfere di influenza, l’Europa, sempre più debole, perché sempre più divisa e sempre più incapace di far avanzare una comune agenda politica e legislativa fondata nella necessità di più investimenti, più crescita e più uguaglianza, anche perché troppo vincolata da governi piegati da esigenze elettorali a breve termine e dal nazionalismo, diventa anch’essa un terreno di conquista.

Il modello sociale europeo, unico al mondo per diritti e tutele ancorché fiaccato dagli ultimi decenni di immobilismo, è in pericolo e rischia di sparire nel giro di pochi anni.

Per invertire la rotta serve una nuova “Giovane Europa”, contro nuovi aspiranti “dominatori” politici e globali, economici e finanziari, per realizzare un nuovo patto sociale degno del nuovo secolo, in un’Europa più democratica, perché riformata e avvicinata al progetto federale di alcuni dei padri fondatori, ma anche perché più conosciuta, studiata, raccontata.

Come coinvolgere una nuova generazione in questo progetto e mettete radicalmente in discussione il declino, immediato per alcuni Paesi, in pochi anni per altri, che la gran parte dell’establishment europeo sembra ancora incredibilmente convinto di poter superare senza affrontare davvero i nodi irrisolti dell’integrazione comune?

Sono tutte domande le cui risposte non possono più essere rinviate. Pariamone e proponiamo strade nuove.

Dalla risposta a queste e ad altre domande dipenderà un pezzo della nostra capacità di sopravvivere e contrastare il clima politico attuale, crescendo invece di soccombere.

Per discutere con noi di tutto questo, la partecipazione è libera e aperta a tutti gli interlocutori che ad ogni livello pensano che sia giunto tempo di affrontare senza dogmi e con coraggio questi ed altri temi. Avremo anche alcuni ospiti esterni italiani e stranieri che stiamo invitando.

L’obiettivo dell’assemblea dei Cento Fiori è quello di confrontarsi insieme per formulare proposte nuove e forti. Idee di trasformazione radicale del PD e insieme un patrimonio per tutti coloro che si impegnano nel partito e nei mondi organizzati con cui il partito deve rapportarsi.

È l’avvio di un percorso che non si preclude nessuna strada e nessuna sfida: discutiamone insieme, decidiamo insieme il 10 novembre.

Vogliamo dire la nostra dentro questo congresso del Partito Democratico, già sapendo che la nostra passione e la nostra voglia di agire e confrontarsi non si esaurirà qui: siete avvertiti.

Ci vediamo a Roma!

Vieni a dire la tua per costruire, insieme a tanti altri giovani, un nuovo PD che affronti il presente e guardi al futuro. Il coraggio di una generazione che non ha paura di guardare avanti è necessario oggi a costruire l’alternativa a chi semina odio e rancori.